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In un recente comizio il candidato premier del Popolo della Libertà ha affermato di non aver potuto onorare le promesse indicate nel Patto con gli italiani in quanto ha dovuto dedicare il 50% del suo tempo al governo a impegni di politica estera. Visti i danni causati dal suo governo sarebbe stato meglio se si fosse dedicato ad altro. Per non dimenticare tali disastri pubblichiamo "Il rapporto sulla politica estera e di difesa del governo Berlusconi" a cura della Tavola della Pace presentato a Perugia nel 2005 durante l'Assemblea dell'Onu dei popoli.
7 aprile 2008 - Nicola Vallinoto

Prima di leggere il lungo rapporto sui disastri commessi in politica estera vale la pena rivedere uno dei passaggi più vergognosi del governo Berlusconi. Si tratta della presentazione del semestre italiano di presidenza del Consiglio europeo all'Europarlamento. Durante l'audizione del 2 luglio 2003 il Presidente del Consiglio europeo allora in carica Silvio Berlusconi ha insultato i membri dell'Assemblea di Strasburgo definendoli "turisti della democrazia" e ha soprannominato "kapo'" il deputato tedesco Martin Schulz. Il presidente del Parlamento europeo Pat Cox ha dovuto chiedere scusa a Schulz a nome di tutti i parlamentari. Di seguito trovate i tre video sull'episodio al Parlamento europeo pubblicati su YouTube:

Meditate gente, meditate!

A seguire il rapporto curato dalla Tavola della Pace.

Rapporto sulla politica estera e di difesa del Governo Berlusconi (2001 - 2005)

a cura della Tavola della pace

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L'escalation di missioni militari seguito all'11 settembre 2001 ha contribuito a definire la vera linea guida della politica estera del governo Berlusconi: quell'azione di fiancheggiamento della Amministrazione Bush, che lascerà sul terreno, oltre che tanti morti nelle zone di guerra, anche alcune vittime eccellenti: la tradizionale politica italiana nel Mediterraneo, i rapporti con i Paesi Arabi, l'appoggio al popolo palestinese, la scelta europeista di uno dei fondatori dell'Unione, infine, il multilateralismo in sede di organismi internazionali. Segno, in ultima analisi, della scarsa attenzione per la politica estera in sé e per le relazioni internazionali, difficilmente documentabile con fatti precisi quanto ricostruibile attraverso le linee seguite dal governo nei diversi scenari internazionali.

Indice del rapporto:

- EUROPA
- MEDIO ORIENTE
- ONU
- GUERRA IN AFGHANISTAN E IRAQ
- LEGGE DELEGA AL GOVERNO PER LA REVISIONE DEI CODICI PENALI MILITARI E DI GUERRA
- LEGGE 185 E COMMERCIO DELLE ARMI
- MINE
- INCREMENTO DELLE SPESE MILITARI
- LE BASI MILITARI
- DISARMO NUCLEARE
- OBIEZIONE DI COSCIENZA
- POLITICHE MIGRATORIE: LEGGE BOSSI-FINI E DIRITTO D'ASILO
- COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
- LA CANCELLAZIONE DEL DEBITO
- COMMERCIO INTERNAZIONALE
- AMBIENTE - ASPETTI INTERNAZIONALI
- LOTTA ALLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA - ASPETTI INTERNAZIONALI

EUROPA

Il Governo Berlusconi, come già avvenuto nella precedente breve esperienza del 1994, ha assunto posizioni di netta rottura rispetto alla tradizionale politica europeista dell'Italia. Molte decisioni e molti episodi testimoniano questa inversione di rotta.L'abbandono del profilo europeista si è palesato fina di primi mesi del governo Berlusconi, con la gestione quanto meno "disattenta" del passaggio all'Euro e il ripetutamente dichiarato euroscetticismo di diversi membri dell'esecutivo, che hanno portato alle dimissioni del ministro degli esteri Renato Ruggiero e al conseguente "interim" degli Esteri al Presidente del consiglio, per la bellezza di 11 mesi.

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La scarsa sensibilità europeista si riscontra anche nell'applicazione delle politiche dell'UE: molte direttive non attuate, il più alto numero di procedimenti d'infrazione da parte di Organismi comunitari, l'applicazione della "finanza creativa" alla stesura del bilancio dello Stato, per aggirare le condizioni di Maastricht, l'opposizione ai programmi europei di lotta alla criminalità (dal mandato d'arresto europeo all'istituzione di uffici come l'Olaf ed Eurojust), fino all'approvazione di leggi (come sul falso in bilancio) in netta controten-denza rispetto agli indirizzi comunitari. Abbandonato il ruolo di sostenitore dell'integrazione europea, l'esecutivo scarica a più riprese sulle conseguenze dell'allargamento la colpa della crisi economica interna.

In due ambiti tuttavia l'azione del Governo italiano è stata particolarmente negativa: nei lavori della Convenzione europea e nelle discussioni sulla revisione del Patto di stabilità. La stesura della Costituzione rappresentava un'occasione straordinaria per far compiere all'Unione quel salto federale e sovranazionale senza di cui il nostro continente è condannato all'impotenza e alla marginalità. Ai tempi della CED e del Trattato Spinelli l'Italia ha saputo giocare un importante ruolo di avanguardia. Questa volta invece il nostro paese ha recitato una parte secondaria ed anzi ha spesso osteggiato le proposte più ambiziose emerse in seno alla Convenzione.

In particolare, a parte qualche formale e generica dichiarazione, il Governo italiano si è ben guardato dal condurre una battaglia contro il diritto di veto in settori cruciali come la politica estera ed il bilancio. Inoltre si è battuto con decisione contro l'inserimento del diritto alla pace e del ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali nell'articolo 1 della Costituzione europea. Non a caso, negli stessi mesi il Presidente del Consiglio ed i suoi ministri si accodavano nella vicenda irachena alle decisioni dell'Amministrazione americana, arrivando a vantare come un successo la rottura della solidarietà europea.

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Durante il semestre di presidenza italiana, il nostro Governo ha tentato ancora una volta di annacquare le parti più innovative della Costituzione, finendo per accettare tutti i paletti posti dalla Gran Bretagna contro un rafforzamento delle istituzioni europee. Non meno grave risulta il comportamento dell'Esecutivo nella revisione del Patto di stabilità. Dopo aver appoggiato durante il semestre di presidenza le pretese di Francia e Germania contro la lettera e lo spirito dei Trattati, l'Italia si è fatta capofila dei paesi che volevano allentare gli impegni liberamente assunti prima dell'adozione dell'euro. Molte dichiarazioni del premier e di importanti ministri hanno anzi accreditato l'idea che tutti i guai dell'economia italiana derivino dall'adozione della moneta unica, trascurando le proprie notevoli colpe nel passaggio dalla lira all'euro. Un partito di governo, la Lega Nord, è giunta addirittura a chiedere il ritorno alla vecchia divisa nazionale. Il risultato è evidente: insofferente e recalcitrante verso i vincoli europei, il Governo Berlusconi ha gettato il paese in una crisi che da economica e finanziaria si sta ora trasformando anche in morale e politica.

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